Giordano Bruno    Di Giorgio Bongiovanni                   

Ricorre in questo mese di febbraio il 400nario della morte di Giordano Bruno, bruciato al rogo su ordine della Santa Inquisizione il 17 febbraio 1600.
Filosofo, libero pensatore, grande illuminato. Della sua morte si narra che nonostante gli venne bloccata la lingua con uno strumento di tortura noto come la mordacchia, continuò a parlare e a ripetere “il mio sangue ricadrà su di voi e sui vostri figli” fino a quando il suo corpo non fu avvolto dalle fiamme.
Un vero tormento per le menti ottuse dello spietato potere ecclesiastico di quel tempo.
Non venne mai compreso, ma non ci si deve stupire considerando che, oggi, nel 2000, ancora non abbiamo realizzato nulla o quasi dell’altissima filosofia da lui diffusa.
Dovettero passare anni prima che scienza e fede accettassero che il pianeta Terra fa parte di un immenso ed infinito universo.
I concetti che affrontò nei suoi capolavori come l’arte della magia, certamente da intendersi come la raffinata capacità di entrare in armonia con le leggi che regolano la natura e trarne il potere di agire sull’invisibile, sono ancora avvolti nel più profondo mistero per la nostra supertecnologica società della materia.
Allo stesso modo la sua famosa tecnica di memoria è stata applicata solo in minima parte. A tutti sarà senz’altro noto con quanta maestria sapeva trarre in inganno i suoi inquisitori durante i lunghi estenuanti interrogatori a cui fu sottoposto in 8 anni di prigionia, ricordando perfettamente interi brani dei suoi testi.
Dal fare irruento il grande eretico parlò già allora della pluralità dei mondi abitati nell’eccelsa opera “De universo infinito et mundi”, precorrendo la possibilità che l’intelligenza onnicreante abbia creato e diffuso la vita anche su altri pianeti, dogma che ancora oggi non è stato abbattuto dal pensiero imperante.
Ma la sua concezione di Dio e del Cristo era così lontana dalle credenze di allora come di oggi da permettergli di ironizzare la figura di Gesù, in nome di cui sono state ordinate le Guerre Sante che hanno dato morte a migliaia di uomini.
L’ipocrisia era da lui aborrita. Con la sua straordinaria abilità di mettere in rima come in prosa gli abusi di una chiesa malvagia e corrotta, diede vita a sorprendenti opere di denuncia quali “Lo spaccio della bestia trionfante” e “La cena delle ceneri”, in cui l’arguta satira si esprime a suon di metafora.
Fu però l’ermetico spirito di Trismegisto a farsi tutt’uno con il personaggio Bruno, la cui scuola però si è dispersa nella notte dei tempi.
Chissà se almeno i nostri figli, fra una cinquantina di anni, saranno in grado di vivere i suoi insegnamenti ancora troppo precursori di un tempo difficile da immaginare ancora oggi.
Difficilmente sarà riabilitato, significherebbe rivedere molta della teologia come oggi viene spiegata ai fedeli, e il Vaticano non è certamente disponibile né tanto meno pronto a farlo.
Non vogliamo ricordare Giordano Bruno come un uomo del passato, ma come un essere vivo che ha vinto la morte con l’eternità dei suoi scritti, quindi un uomo del presente e ancor più del futuro.