GIOVE: l'antico sole   Di Giuditta Sheraa

Le Stelle doppie
Gli Astronomi hanno scoperto e provato con l’esperienza delle continue osservazioni che moltissime Stelle viaggiano in coppia. Oltre il cinquanta per cento di esse ha con certezza una Stella compagna più o meno luminosa che ne segue e bilancia il moto in un sistema cosiddetto “binario” per la sua doppia composizione.
Fu Tolomeo ad usare per primo l’espressione “stelle doppie”; l’esistenza di queste formazioni, infatti, era già nota in passato perché diverse doppie sono visibili anche a occhio nudo. Solo l’avvento del telescopio ha permesso tuttavia di distinguere con certezza le Stelle che fanno parte di veri e propri sistemi binari nei quali si trovano vicine e s’influenzano reciprocamente, dalle semplici “doppie ottiche” che invece sono per noi sulla stessa linea visuale ma in realtà molto distanti e indipendenti tra loro.
La prima Stella doppia scoperta con l’ausilio di un telescopio risale al 1685 da parte di Padre Guy Tachard, mentre un primo elenco di Stelle doppie compare solo nel 1871. Varie sono state e sono tuttora le ipotesi sulla loro costituzione non ancora nota con sicurezza: dalla divisione in due di un’unica Stella, ipotesi definitivamente scartata dagli Astronomi, alla reciproca cattura di due corpi celesti in principio autonomi. Ma l’ipotesi più accreditata e scientificamente più corretta, ritiene che fin dall’origine le due componenti si siano formate separatamente dalla stessa nube di materiale interstellare in una medesima regione di spazio. Due forze dunque parallele, due centri d’attrazione allo stesso tempo presenti, la cui vita sarebbe stata legata inevitabilmente dalla nascita alla trasformazione finale.
Le Stelle doppie per certi aspetti possono essere identiche o quasi identiche, per esempio le loro orbite non sono mai tanto diverse pur ruotando la più piccola attorno alla maggiore poiché la massa non è in genere così differente, mentre invece possono diversificarsi notevolmente per luminosità e volume. A noi si presentano quindi sistemi binari con una certa varietà di situazioni secondo l’età, le dimensioni, la distanza e il cammino evolutivo delle singole “compagne”. Le Stelle doppie sono perciò due corpi celesti che interagiscono fisicamente ed hanno un comune centro di gravità attorno al quale si muovono in sincronia (v. schema illustrato). E visto che i sistemi binari sono molto più comuni delle doppie ottiche, si è presa anche in considerazione la possibilità che tutte le stelle seguano un simile andamento. Oggi infatti conosciamo decine di migliaia di Stelle doppie classificate in binarie visibili, variabili a eclissi, fino ai sistemi multipli con tre o più stelle associate. Questo modo abbinato di procedere così diffuso nell’Universo non può essere dunque casuale né senza importanza. Per noi è inoltre un discorso particolarmente interessante, perché pare che il nostro Sistema Solare abbia intrapreso proprio lo stesso processo di formazione. Molti indizi scientifici e mitologici fanno credere del resto che Giove e il Sole siano stati i due componenti con diverse dimensioni di un sistema stellare binario, due soli quindi, i veri protagonisti degli albori umani, e che tuttoggi collaborino strettamente in armonia con le leggi cosmiche alla nostra evoluzione.

Giove
Chi non conosce Giove, il più grande corpo celeste del nostro Sistema Solare dopo il Sole? Tutti lo abbiamo incontrato fin dai primi anni scolastici, Scienza, Letteratura e Mitologia ne parlano diffusamente, e tutti forse ci siamo chiesti come mai abbia suscitato tanto interesse presso i nostri avi e sollecitato la loro fantasia al punto da essere considerato così importante. Non c’è in effetti astro che abbia ricevuto tante attenzioni e sia stato altrettanto citato per le sue numerosissime vicende quanto Giove. Eppure, nonostante sia il più brillante nel cielo notturno per le sue dimensioni, è considerato dai più un pianeta come tutti gli altri, coinvolto nel nostro Sistema Solare e dipendente dal Sole stesso, l’astro invece per eccellenza.
L’ipotesi ritenuta possibile e sostenuta da molti scienziati secondo la quale Giove e il Sole erano all’origine i due componenti di un sistema stellare binario, ci fa pensare che il nostro complesso solare quando era ancora molto giovane e viveva la fase della sua costituzione non doveva avere certamente l’assetto attuale, anzi, doveva essere molto diverso. I pianeti e i satelliti che lo popolavano con ogni probabilità erano più numerosi, tanto che i loro resti costituirebbero oggi le fasce di asteroidi presenti nel nostro Sistema. Ma prima ancora che il Sole innescasse la fusione nucleare destinato a diventare una Stella guida, la Nebulosa era quasi certamente dominata da un’altra potente energia, quella di Giove appunto. Questa tesi è confermata dal fatto che attualmente Giove pur non essendo più quello di un tempo, rimane ancora molto caldo e irradia nello spazio il doppio circa (1,7) del calore che riceve dal Sole. Pare che questo dipenda da una lenta contrazione nella quale Giove stesso sarebbe da tempo impegnato, contrazione che deriverebbe proprio dalla sua condizione di “stella mancata”. Il suo interno dunque è una “fornace” ad elevata temperatura, capace di produrre energia in modo tale da differenziarlo dagli altri pianeti e farci supporre che in passato possa esserci stata per lui una situazione davvero molto vicina all’innesco della reazione nucleare. Del resto se il suo diametro attuale fosse solo quattro volte maggiore e la sua massa 70 volte superiore, la temperatura centrale gli permetterebbe di avviare la fusione nucleare necessaria ad una stella. In effetti, appena formata la Nebulosa Solare Giove doveva offrire uno spettacolo davvero straordinario. I calcoli sull’evoluzione dei pianeti dicono che era molto più caldo e brillante di oggi e circa dieci volte più grande. Tuttora la sua massa è pari ai tre quarti della massa totale di tutti i pianeti, pur non essendo un corpo compatto come gli altri; è infatti costituito da un piccolo nucleo solido di ferro- silicato, roccia liquida, che rappresenta solo il 4% della massa totale, per il resto è composto completamente da idrogeno liquido metallico con tracce di elio nella parte più interna e idrogeno liquido molecolare all’esterno, sul quale si addensa l’atmosfera gassosa di ammoniaca e zolfo. La sua struttura è dunque principalmente costituita dagli elementi più semplici e leggeri della catena chimica, e ciò gli consente caratteristiche di composizione e densità del tutto simili a quelle solari. La sua meteorologia è in generale molto violenta, come dimostra la “Grande Macchia Rossa” e la sua rapida rotazione assiale (meno di 10 ore), è causa di un forte schiacciamento ai poli. Giove possiede inoltre ben 16 satelliti e un sistema di anelli che gli ruotano attorno dandogli l’aspetto di un vero e proprio piccolo sistema, entro il più grande sistema dominato dal Sole. Questo pianeta si presenta perciò maestoso nel suo complesso, e se consideriamo che la distanza da noi è pari a 5 volte quella solare ed è situato in un’orbita centrale rispetto agli altri pianeti, nel punto cioè più strategico per un rapporto di collaborazione con il Sole stesso, possiamo comprendere quanto sia importante la sua presenza come forza equilibratrice di tutto il Sistema. La sua funzione tuttavia non si limita ad un fatto meccanicistico, come vedremo meglio in seguito, ma la continua contrazione in atto che lo caratterizza, oltre a testimoniare la sua grande vitalità, esprime una costante attività di appoggio indispensabile ed insostituibile all’astro principale, un ruolo nascosto eppure tanto importante per il progresso del Sistema stesso. Quanto poi accade sulla sua superficie, come la sequenza d’impatti straordinari avvenuti nel periodo tra il 16 e il 22 luglio 1994 ad opera della Cometa Shoemaker- Levi 9, segnano senz’altro per lui cambiamenti ai quali noi stessi non siamo estranei; basta pensare che Giove è circondato da intensi campi magnetici e da radiazioni che raggiungono in parte anche il nostro pianeta.

Giove nella Mitologia
Civiltà famose del passato come l’egizia, la greca e la latina hanno sempre fatto una distinzione sostanziale tra Disco Solare e Sole vero e proprio, non soltanto chiamandoli in modo differente ma anche sentendo in un certo senso la loro opposizione: l’uno infatti era rappresentato oscuro e l’altro luminoso. Probabilmente l’appellativo di Disco Solare fu riferito in origine a quel primo corpo celeste che doveva avere una luminosità diversa dall’astro che in seguito lo avrebbe sovrastato. Così gli Egizi che consideravano Ra il Dio Solare per eccellenza, distinsero Amon [letteralmente ‘costruttore’, derivato dalla radice Imn che significa ‘nascondere’ e ‘occultare’] a rappresentare il Dio nascosto, e Aton [letteralmente ‘disco del Sole’ o corpo visibile di Ra] a rappresentare il Dio manifesto, tanto che vennero chiamati Amon-Ra e Aton-Ra salendo ora l’uno ora l’altro a periodi alterni nella considerazione popolare. Per i Greci c’erano Zeus, Dio della Luce e del Cielo luminoso, ed Helios, il Sole vero e proprio. Anche i Latini adorarono Giove divinità del Cielo luminoso chiamandolo Lucentius, mentre Helios venne confuso a lungo con Apollo, ma alla fine dell’impero fu riconosciuto come Sol Invictus, l’Invincibile.
Il nome Giove ha un antichissimo significato tratto dal sanscrito Dyans-piter, “Cielo e Padre”, diventato in latino Dies-piter o Ju-piter. Le energie gioviane, a pensarci bene, ebbero veramente un ruolo diverso da quelle solari, paragonabile proprio alla funzione di un “padre” che si adopera per permettere l’avvio alla vita nelle sue diverse manifestazioni, ma poi si contiene e si struttura perché il “figlio” possa a sua volta esprimersi e risplendere per svolgere l’indispensabile compito a favore della vita fisica. Non dimentichiamo che Giove dai Latini, come Zeus dai Greci, fu considerato il Padre degli Dei, proprio perché fu verosimilmente il primo astro che consentì un ordinamento al nostro Sistema Solare. Per cui tutta la fase iniziale di costruzione si svolse alla sua insegna in un Cosmo primordiale ma gravido di vita. Non a caso è sempre stato considerato l’iniziatore del mondo materiale, e l’idrogeno che principalmente lo compone conferma questa sua peculiarità.
Ecco che la Mitologia religiosa dimostra di non essere solo pura fantasia, ma custode di un ricordo ancestrale, di fatti remoti autentici tramandati e conservati nella memoria culturale collettiva, sebbene spesso confusi dal sovrapporsi d’interpretazioni diverse. La Mitologia narra persino la situazione precedente il “regno” di Giove, descrivendo lotte paurose tra forze titaniche immense che si contrapponevano ad altre forze gigantesche. Ma quando Giove iniziò appunto la sua funzione equilibratrice, si stabilì quell’ordine che la storia racconta con tanti particolari nella Teogonia, la nascita degli Dei. La narrazione arricchita da leggende e caratteri antropomorfi dei personaggi, descrive sicuramente una fase reale di vita durante la quale potentissime energie primordiali, che oggi non potremmo neppure immaginare, furono plasmate e guidate da vere e proprie Intelligenze Cosmiche Spirituali.
Non è errato allora vedere in Giove l’immagine di una divinità celeste primeva che subì e creò veramente profonde metamorfosi, acquistando per questo nel corso della sua lunga vicenda storica attributi a volte a lui originariamente estranei. I costumi a dir poco liberi che la tradizione gli attribuisce, non hanno mai intaccato l’universale rispetto di cui godeva nell’Olimpo e presso tutti i popoli antichi. Le sue “plurime unioni” con divinità femminili potevano rappresentare del resto quegli incontri di energie necessari a favorire diverse manifestazioni che avrebbero reso ospitale all’umanità il popolato Sistema Solare.
Dunque tutta quella cultura religiosa e mitologica che il Cattolicesimo ha escluso e combattuto definendola “pagana” in senso completamente negativo, sarebbe invece una parte importante della nostra storia primordiale umana. E come Giove ha accompagnato le nostre energie nella discesa in questa “dimora materiale”, così le accompagnerà all’uscita una volta che le stesse saranno pronte ad affrontare la vita infinita, quella che si svolge oltre i limiti del Sistema che ci ospita. Non a caso l’allontanamento di energie spirituali dal Sistema Solare avviene proprio attraverso l’atmosfera gioviana che è precisamente quella “dell’Ascesa”, fase di completamento della coscienza individuale e di purificazione totale dalle scorie materiali. La funzione di questo grande corpo celeste riguarda dunque l’Infinito del quale si può dire è “porta d’accesso”, quindi un Padre spirituale a tutti gli effetti, come gli antichi lo avevano battezzato. Il Dio Padre della Religione Cattolica è stato per secoli rappresentato assiso su un trono di nubi, esattamente com’era raffigurato l’antico Giove, giudice supremo e incontrastato del passato.
Prossimamente parlando della scala evolutiva delle coscienze, vedremo ancor meglio la funzione del grande pianeta, unitamente alle prerogative di ogni altro corpo celeste del nostro Sistema Solare. Se il Sole con la sua luce segna lo scorrere dei giorni, e attraverso i tre regni che compongono i nostri corpi più grossolani ci immerge nella realtà fisica quotidiana che oggi ci compete, è Giove che risplende nella notte e con la Luna, sua compagna notturna, ci mostra l’Infinito al quale in realtà appartengono le nostre energie più sottili e spirituali. Le Costellazioni che vediamo ruotare in Cielo sono del resto per noi le dimore del passato e saranno sicuramente la nostra casa futura.

Giove e Adonai
Mosè e l’”io sono”
Cosa c’è del resto dietro il tetragramma o quadrilatero ebraico JHWH se non la sua “presenza”? Esso nasconde il nome dell’unico Dio conosciuto da Mosè e pronunziato solo dal Sommo Sacerdote a Pesac, ma proibito agli Ebrei che in segno di venerazione, timore e rispetto lo sostituivano con Adonai, mio Signore, nome usato nel Talmud. E’ difficile legare tra loro le quattro consonanti Jhwh perché senza vocali sono praticamente illeggibili, ma la loro pronuncia suona appunto Jahvè o Jahweh o ancora Yahweh. Tale nome fu scritto nel testo ebraico della Bibbia oltre 6800 volte per indicare il Divino, mentre Elohim (plurale di El ‘essere’) ricorre soltanto 2700 volte. Fu verso il Rinascimento che lo stesso nome subì la trascrizione Jehova, che per noi si avvicina nuovamente come suono al sostantivo Giove. Se ne trovarono poi altre versioni meno usate come “Theon Iae” o “Jabé”, oppure abbreviate come Jahu, Jah, Jeho, Jo.
In realtà Jahvè è un sostantivo- verbo che vuol dire esattamente ‘io sono’ e deriva da hawa che significa ‘è’ e ‘fa essere’. Non a caso si ricollega con Hawwah, la Vivente, il vero nome biblico di Eva. Tutto dunque coincide per ricordare all’uomo quale fu il suo “principio vitale”, per quale legge ebbe il suo essere composto di spirito e materia, di non manifesto e manifesto. L’essere suo che il Sole alimenta ha tratto l’esistenza prima proprio da quel Padre che Giove ben rappresenta. Si è persa forse la memoria delle origini umane, di quel primo sole che dava luce al Paradiso Terrestre nel quale le creature vivevano ancora unite a due a due nell’amore puro coniugale, l’amore dell’essere appunto. Sotto l’egida di quel primo Sole le coppie gemelle si riconoscevano parte di un’unica Monade, quando il pensiero negativo non si era ancora insinuato tra loro, né la separazione definitiva delle energie era in atto e l’uomo non conosceva ancora l’abisso che il sentimento “dell’avere” avrebbe aperto sotto i suoi piedi.
Cosa intuì allora Mosè quando si recò sul Monte Sinai? Quale fu l’illuminazione che gli consentì di comprendere che un unico vero Dio aveva generato l’Umanità? Nel nome che quel Dio portava, Jahvè, era racchiusa l’Essenza Prima, il concetto metafisico dell’esistenza assoluta. “Io sono Chi sono”: un Eterno Presente che solo il verbo essere può esprimere. Un Dio del quale nemmeno Mosè vide il volto perché oltre ogni personificazione possibile.
Allora, come Giove e il Sole sono astri compagni di viaggio legati da un comune destino verso un’unica meta, così il Dio nascosto Jahvè in qualità di Padre e il Dio manifesto Adonai in qualità di Figlio sono due Soli Infiniti, ognuno con la propria funzione ed un proprio splendore, entrambi espressione autentica di una medesima Fonte che dona loro essenza, che è oltre ogni dualità e non conosce contrari né suddivisioni di sorta.