I NUMERI dell'UNIVERSO

di Massimo Teodorani

Tratto da Scienza e Conoscenza,numero 18, anno 5)

 
 

Quando in una notte tersa dalle vette di un'alta montagna guardiamo il cielo, esso ci sembra sconfinato. Il nostro occhio è in grado di distinguere anche le stelle più deboli, ma anche con queste non sono più di 6.000 le stelle che siamo in grado di vedere su una volta celeste di 180 gradi quadrati. Ci sembra un numero smisurato ma non lo è. Basta prendere un discreto telescopio e puntare solo 1 grado quadrato di cielo, ovvero un angolo solido 32.400 volte più piccolo, per scoprire che riusciamo a spingerci lontano sia nello spazio che nel tempo fino a vedere un ammasso globulare a una distanza di 1 milione di anni luce:è composto mediamente da 100.000 stelle. Prendiamo ora un telescopio molto più potente e spingiamoci fino a 5 miliardi di anni luce: allora in quel minuscolo fazzoletto di cielo di 1 grado quadrato osserveremo un ammasso di galassie composto da almeno 100 galassie. Con quel telescopio così potente vediamo in tutto approssimativamente 100 x 1000.000.000 stelle, ovvero diecimila miliardi di stelle. Moltiplichiamo poi questo esiguo numeretto per 32.400 e otterremo un valore che è oltre 300 milioni di miliardi di stelle contenute in tutta la parte nord della sfera celeste e ad una distanza sia spaziale che temporale massima di 5 miliardi di anni luce.
A questo punto moltiplichiamo il tutto per 2, e così otteniamo approssimativamente il tetto di stelle che effettivamente circondano sia noi che i nostri cugini australiani.
A questo punto arriveremo a oltre 600 milioni di miliardi di stelle, solo ammettendo che in media tutte le galassie contengano più o meno lo stesso numero di stelle della nostra.
Se poi consideriamo che ci sono anche galassie giganti allora il numero precedente potrebbe arrivare ad almeno un miliardo di miliardi di stelle, la maggior parte delle quali simili al Sole, una insignificante stellina gialla di medio tipo spettrale che si trova un pò ai bordi della Via lattea, la nostra galassia.
Non tutti sanno che oltre al Sole anche molte altre stelle possono avere pianeti, e siccome in media una stella può contenere in media 10 pianeti, arriviamo ad un numero che è approssimativamente di 10 miliardi di miliardi di pianeti entro una distanza di 5 miliardi di anni luce.
Considerando tutta una serie di parametri che portano alla formazione della vita e dell'intelligenza tecnologica nell'universo, scopriamo poi che nella situazione più pessimistica, la nostra galassia può contenere solo 100 civiltà tecnologiche evolute come e/o molto più di noi.
Veramente una goccia d'acqua in un oceano di solitudine!
Ma se alcune di queste civiltà in un arco di tempo di 1 milione di anni di evoluzione hanno imparato  come probabile  a colonizzare altre stelle, allora salta fuori che i pianeti abitati da civiltà evolute potrebbero essere non 100 bensì un milione: una cifra comunque piccolissima, visto che questo numero è comunque 100.000 volte più piccolo del numero di stelle della nostra galassia.
Come si fa ancora a dire che le galassie sono un deserto? Un deserto che poi esteso a una fetta dell'universo conosciuto ci darebbe un totale di soli centomila miliardi di civiltà intelligenti sparse fino a 5 miliardi di anni luce di distanza, e non teniamo conto del fatto che le dimensioni dell'universo intero dovrebbero essere invece estese a 15 miliardi di anni luce e non solo a 5.
E per finire non dimentichiamo che gli ammassi globulari nell'universo dovrebbero essere più o meno 10.000 miliardi. Guardiamo e pensiamo più spesso ai numeri del cielo.
Massimo Teodorani è un astrofisico di Cesena. Dopo essersi laureato in astronomia con una tesi teorico-matematica sulla evoluzione fluidodinamica di un residuo di supernova, ha successivamente conseguito il dottorato di ricerca in fisica stellare con una tesi osservativa sulle stelle binarie strette di grande massa e relativi trasferimenti esplosivi di massa. Ha lavorato presso gli osservatori di Bologna e Napoli e al radiotelescopio del CNR di Medicina (BO). In parallelo alla ricerca astrofisica ha condotto ricerche in fisica dei plasmi atmosferici con particolare interesse per il fenomeno luminoso di Hessdalen, dove come direttore scientifico ha svolto diverse missioni sul campo. Svolge tuttora ricerche teoriche nel campo del progetto SETI e prosegue la sua ricerca sulla fisica dei fenomeni luminosi anomali.