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MIO
FIGLIO
E...ME
(PARTE
PRIMA)
Quando
ho
cominciato
a pormi
la
domanda
riguardo
a mio
figlio
la
parola
‘spiritualità’
mi
suscitava
quasi un
senso di
paura,
come
sentirsi
inadeguati
di
fronte a
un
compito
molto
più
grande
di noi.
La vita
spirituale
di
ciascuno
di noi è
realmente
qualcosa
di
grande e
misterioso
e
indipendente
da noi
per
molti
versi;
ma mi
sono
fatta
coraggio
pensando
che
tutte le
cose
grandi
sono già
in parte
visibili
nelle
piccole
cose
intorno
a noi.
Ho
voluto
quindi
chiarire
innanzitutto
dentro
di me
che cosa
intendo
per
educazione
spirituale.
Lo
spirito
è
l’alito
della
vita, è
la vita
stessa
nel suo
significato
più
vasto e
profondo.
Educazione
spirituale
per me è
il
cammino
per
divenire
sempre
più
ricettivi
alla
vita nel
suo
molteplice
manifestarsi
e in
contatto
con ciò
che ci
fa bene,
sempre
più
consapevoli
di ciò
che ci
fa male
e ci fa
paura.
Fondamentalmente
educazione
spirituale
credo
che sia
imparare
ad
essere
più
‘svegli’
trovando
gli
strumenti
adatti,
e
compito
dei
genitori
è
fornire
alcuni
di
questi
strumenti.
Ovviamente
si può
parlare
di
educazione
spirituale
soltanto
in un
contesto
di
crescita
già
sufficientemente
salubre
e
pedagogicamente
adeguato.
"Solo
poggiando
saldamente
i piedi
sulla
terra,
l’uomo
può
scrutare
il
cielo"
dice
padre
Luciano
Mazzocchi.
Il
progetto
è
semplice:
stare
ben
radicati
a terra,
che è
nello
stesso
tempo
molto
grande e
impegnativo,
come
essere
vivi.
MADRE
NATURA
È
sicuramente
l’osservazione
diretta
dei
bambini
e dei
loro
comportamenti
insieme
alla
cura e
all’affetto
per loro
che
orientano
i
genitori
in
questo
compito.
Mi sono
accorta
ad
esempio
che i
bambini
vivono
molto
radicati
nella
natura e
nei suoi
ritmi e
imparano
molto da
lei,
come da
una
grande
madre
primordiale
che
include
pure la
propria
madre
naturale
insieme
al
cielo,
al sole,
al mare,
alla
luna,
alle
stelle,
ai cicli
delle
stagioni.(3)
Forse
non è un
caso che
una
delle
prime
parole
che mio
figlio
ha
imparato
a dire -
prima
ancora
di
‘mamma’
- è
stata
‘nuna’
indicando
la luna
brillante
nel
cielo.
D’altra
parte,
il sacro
da
proporre
ai
bambini
dovrebbe
essere
qualcosa
di
grande e
indefinito,
collegato
con la
natura
da un
lato e
il senso
del bene
dall’altro,
come è
appunto
il
concetto
di
Dharma .
Per
usare un
linguaggio
cristiano,
Dio non
fa
necessariamente
quello
che
vorremmo
noi, ma
ci
‘cura’,
come una
grande
mamma
che ci
osserva
e ci
guida:
"Lui si
prende
cura di
noi, ma
noi
dobbiamo
cavarcela
da
soli",
afferma
un
bambino
di
dodici
anni, in
queste
parole
Dio è
una
presenza
buona,
che ci
lascia
però
liberi
di agire
e di
sbagliare.
I
bambini
vivono
molto
più di
noi in
grembo a
madre
natura e
in
contatto
con
essa.
Soprattutto
da
quando
vivo in
campagna
ho
notato
l’importanza
di poter
sperimentare
ad
esempio
il
silenzio
in certe
ore
della
giornata
-
anziché
il
sottofondo
incessante
di
motori
delle
automobili
in
strada -
, la
magia di
una
passeggiata
sotto le
stelle,
il
mutare
del
cielo,
il ritmo
delle
stagioni.
Padre
Luciano
Mazzocchi
nota che
può
essere
di aiuto
l’osservazione
dei
ritmi
della
natura
per
spiegare
a un
bambino
il
grande
mistero
della
vita e
della
morte.
Per
esempio,
dalla
finestra
della
mia
cucina
si vede
un
grande
albero
di
tiglio.
Ogni
mattina,
facendo
colazione,
mio
figlio
ed io
salutiamo
quell’albero
e lo
osserviamo.
Quest’estate
era
verde,
rigoglioso,pieno
di
foglie e
fiori
profumati,
poi con
l’autunno
le
foglie
sono
divenute
gialle e
hanno
incominciato
a
cadere,
lasciando
intravedere
piccoli
squarci
di cielo
azzurro.
Da
qualche
giorno i
rami
sono
completamente
nudi e
disegnano
sagome
scure e
variamente
intrecciate
contro
il cielo
ormai
completamente
visibile,
ma pieno
di
nuvole e
nebbia.
A
primavera
vedremo
altri
strabilianti
mutamenti.
In
questo
modo
Luca
comincia
a
familiarizzarsi
con il
processo
della
morte:
le
foglie
cambiano
di
colore e
muoiono,
ma non
per
questo
sono
meno
belle,
portano
i loro
colori
fin
dentro
la terra
e danno
nuova
energia
all’albero
che a
primavera,
dopo un
lungo
sonno,
rifiorirà
insieme
alla
vita. La
morte è
un
processo
e porta
al
risveglio
della
primavera.
L’ATTESA
E IL
DONO
Anche
l’esperienza
dell’attesa,
per
esempio
nel
periodo
d’avvento
che
precede
il
Natale,
credo
che sia
importante
per i
bambini,
che sono
per
natura
impazienti
e
volubili.
Può
essere
utile
aprire
ogni
giorno
le
finestrelle
del
calendario
d’avvento
fino
alla
vigilia
di
Natale,
oppure
accendere
le
candele
cominciando
da una
fino a
quattro
nelle
quattro
domeniche
prima di
Natale,
adornando
una
ghirlanda
di
frutti e
foglie
di
stagione
che
simboleggiano
il
passaggio
dal buio
dell’inverno
alla
luce
della
primavera;
magari
allestendo
ogni
domenica
un
piccolo
rituale
che
accompagna
l’accensione
delle
candele
con una
canzoncina
o una
storiella
e dei
regalucci.
Esperienze
come
queste
familiarizzano
il
bambino
con il
senso
dell’attesa,
del
saper
aspettare;
il ritmo
di vita
sempre
più
veloce,la
televisione,
il
consumismo
rendono
i nostri
figli
sempre
più
volubili
e
incapaci
di saper
aspettare
qualcosa
che
desiderano.
Un altro
insegnamento
importante
per un
bambino
potrebbe
essere
imparare
a
salutare
le
piante,
gli
animali,
le
persone
che si
incontrano.
Ogni
giorno
con Luca
facciamo
una
breve
passeggiata
incontrando
alcuni
‘amici’:
un
gregge
di
pecorelle,
alcuni
cani che
dormono
al sole,
un gatto
rosso,
una
papera e
delle
galline.
Ogni
giorno
salutiamo
gli
animali
e
osserviamo
i
cambiamenti
quotidiani
tutt’intorno:
ci sono
nuvole
sulla
montagna,
quell’albero
ha perso
tutte le
foglie,
quell’altro
è
diventato
tutto
rosso,
la
vecchina
che
abita
vicino
al
lavatoio
oggi non
si fa
vedere.
Tutto il
contesto
ha il
significato
di un
dono,
come se
la
natura e
i suoi
animali
ogni
giorno
ci
offrissero
delle
sorprese
e noi ci
sentiamo
grati
per
questo.
La
gratitudine
è un
sentimento
importante
da
imparare
ad
esprimere
per un
bambino.
Imparando
a
salutare
e da
ringraziare,
i
bambini
vivono
in un
mondo
meno
scontato,
più vivo
e da
rispettare.
Penso
poi che
tutto
questo
si possa
vivere
anche in
città,facendo
la
piccola
passeggiata
in un
parco o
comunque
all’aria
aperta.
IL
RITO.....(continua)
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