Reincarnazione - II

di Manuela Pompas
20/05/2008

 

 

L'anima sceglie l'ambiente in cui reincarnarsi, in modo da favorire il suo sviluppo e il superamento dei nodi del passato. E ricordare le vite precedenti è possibile, soprattutto quando si percorre una via spirituale.

Durante le prime discese sulla terra come individuo umano, si è dotati di istinti, di emozioni primitive e di una capacità intellettiva molto elementare, ma si è privi di coscienza, che nascerà più tardi, con il risveglio dei chakra superiori. Nel corso di ogni esistenza si accumula karma: ciò significa che ogni azione ne determina un'altra conseguente, per cui ogni errore creerà disarmonia e dovrà essere risolto da azioni successive, immediatamente, in quella stessa vita, o in una successiva, mentre le azioni positive porteranno esperienze positive.

Tuttavia il karma non contiene in Sé un concetto di espiazione o di punizione, ma solo di apprendimento e di riequilibrio di ciò che è stato reso disarmonico: l'esperienza faticosa o anche drammatica ha come unica funzione quella di insegnarci la legge dell'Amore cosmico, che regola l'universo. Lo spirito (il Maestro del karma o il nostro Sé transpersonale) sceglie le esperienze che servono all’anima per evolvere e sciogliere il karma negativo.

Ecco che dopo il trapasso si rivedono come in un film tutte le azioni passate, rendendosi conto dei propri errori: a questo punto l'anima sceglie le condizioni future, la famiglia e l'ambiente in cui incarnarsi nuovamente, il lavoro, il partner, i figli, le persone più importanti da incontrare a cui si deve qualcosa, e anche il momento della morte.

Ricordare le vite passate

Ma se è vero che siamo nati e rinati più volte, come mai non ricordiamo ciò che abbiamo già vissuto? E a che cosa si può attribuire una eventuale censura delle memorie passate? Le motivazioni che potrebbero spiegare questa "amnesia" sono essenzialmente due. Fin dall’infanzia qui in Occidente il bambino si sente ripetere che non esistiamo prima della nascita: questo “dogma” ci condiziona profondamente, tanto che ogni possibile ricordo viene considerato una fantasia e rimosso.

Un altro motivo è che non sempre ricordare aiuta la nostra evoluzione: se ad esempio in una vita precedente abbiamo fatto o ricevuto del male, sapere ci condizionerebbe in modo negativo nei confronti delle persone che ritroviamo sul nostro cammino. Per questo Platone parla del Lete, il fiume dell'oblio, che ogni anima deve attraversare prima di incarnarsi in un nuovo corpo. Solo percorrendo una via spirituale si può risvegliare l'intuizione e riprendere contatto con la Verità immutabile. Oggi un numero crescente di persone incomincia a ricordare, spontaneamente oppure utilizzando tecniche specifiche.

Tali memorie sono tanto più forti e significative nelle persone che attivano la sensitività e rimangono in contatto con la propria coscienza e il mondo interiore. Ma come si ricorda? Déjà-vu: questa è la dinamica più frequente. Accade cioè di recarsi per la prima volta in un luogo sconosciuto e si prova una sensazione di familiarità; in alcuni casi si riconoscono le vie, le costruzioni, l'ambiente e si sa che cosa si troverà dietro una porta, un muro, un angolo, descrivendolo nei particolari prima di vederlo.

Lo stesso vale con le persone: spesso capita di incontrare qualcuno che ci sembra noto. Ci si guarda come per ricordare un passato comune, che non esiste - perlomeno in questa vita - per scoprire poi un'affinità che talvolta getta le basi per un'amicizia molto forte. Al negativo, si scopre di odiare o di provare una forte antipatia senza nessun motivo apparente.

Questo processo diventa più evidente nei colpi di fulmine: due sconosciuti si incontrano, si guardano e subito si innamorano perdutamente, come se si fossero persi e poi finalmente ritrovati. Inoltre hanno la percezione netta non solo di conoscersi, ma di sapere tutto l'uno dell'altro, di comunicare senza parlare. E talvolta è così, ma a ricordare in questo caso non è la mente, bensì l'anima.

Quanto ai sogni, in questo caso il racconto onirico si presenta a tinte forti, più vivide che nei sogni normali, in luoghi particolari o in costume: il sognatore si identifica con il protagonista, anche se ha sembianze diverse.

Le vite passate possono essere percepite anche da un sensitivo, in grado di leggerle nell'aura: tuttavia con questa modalità il rischio è di proiettare del materiale personale, delle fantasie, delle associazioni con altre storie già note. Anche le entità guida, che comunicano attraverso un medium, talvolta forniscono informazioni di questo tipo, ma solo quando ritengono che la persona sia pronta a riceverle, o che sia in grado di usarle per la propria evoluzione.

In genere, quando una vita passata viene raccontata da un altro, può apparire una fantasia e non avere presa sull'individuo, che non è quindi in grado di utilizzarla per risolvere le sue problematiche. Diverso è quando esse vengono vissute in prima persona, attraverso i ricordi che emergono per lo più negli stati alterati di coscienza, cioè durante la meditazione o l'ipnosi. In questi casi l'individuo prova la certezza che ciò che sta vivendo sia reale e appartenga alla sua esperienza personale; inoltre non dimentica più ciò che vede, anzi nel tempo può arricchire o addirittura verificare le informazioni.

Fonte:  NONSOLOANIMA.TV