Reincarnazione - I

di Manuela Pompas
15/04/2008

 

 

La reincarnazione è un’affascinante ipotesi che può spiegare le nostre problematiche ed in che modo siamo co-creatori della nostra realtà.

Più vado avanti nella mia ricerca sulla reincarnazione, che data oltre 30 anni, e più mi convinco che ciò che ci accade, l’innamoramento, le amicizie, gli incontri, gli ostacoli, le problematiche, le malattie, ha una causa remota. Come affermano gli orientali - e anche Jung nella sua prefazione agli I Ching - per noi esiste il caso, mentre per gli orientali tutto è causale.

Accettare l’ipotesi della rinascita significa scoprire uno straordinario strumento che permette di dare un senso all’esistenza individuale e agli eventi collettivi, a spiegare le capacità innate dei bambini, la facilità nel parlare una lingua straniera come fosse la propria, riconoscere persone o luoghi mai visti.

La legge del karma o di causa-effetto, secondo la quale ognuno di noi è il risultato delle proprie identità passate e ciò che ci capita è la conseguenza delle nostre azioni, potrebbe spiegare inoltre perché uno nasce ricco o povero, sano o malato, fortunato o infelice, intelligente o ritardato. Se uno ha ucciso, rubato, tradito, per capire e correggere il proprio comportamento dovrà vivere una situazione simile a quella che ha creato, subendo ciò che ha inflitto agli altri anche 2000 anni fa. Così come se uno ha amato, fatto del bene, capito, imparato, la sua vita sarà più facile. Insomma, noi non siamo vittime dell’esistenza, ma co-creatori della nostra realtà.

L'Unità perduta

L'offuscamento della consapevolezza di Sé che l'anima subisce quando si incarna ci porta a dimenticare la nostra natura divina: infatti, anche se noi ci identifichiamo con il corpo e con la personalità attuale, cioè con l'insieme delle nostre esperienze, in realtà siamo parte di Dio e portiamo in noi la Sua scintilla, racchiusa nel profondo del nostro essere, di cui il corpo non è che il guscio, la manifestazione materiale.

Chi non crede non riesce a oltrepassare i limiti della materia. Come afferma Assagioli nel suo libro Lo sviluppo transpersonale (Astrolabio) “la realtà del supercosciente non ha bisogno di essere dimostrata; è una esperienza e, quando ne diventiamo consapevoli, costituisce uno di quelli che il Bergson ha così bene chiamati ’dati della coscienza’”. L'esistenza è il cammino per ritrovare lo Spirito: e questo è il mistero della creazione. Abbiamo dimenticato che siamo sulla Terra per riconquistare il Paradiso perduto.

Prima della creazione non esisteva altro che l'Assoluto, Intelligenza ed Energia Pura. Per un disegno a noi segreto e inconoscibile, il Logos compie il grande Atto d'amore, e si manifesta sul piano del visibile. Ma quella che noi identifichiamo nella creazione - e che in realtà è separazione dall'Uno che diventa due, tre, cento, mille - non è avvenuta una sola volta, con il Big Bang, ma è continua, si ripete ciclicamente in un eterno presente, che contiene in Sé passato, presente e futuro.

Questa Energia primaria, che contiene in Sé il Tutto e che si manifesta su un livello di realtà spirituale inconoscibile all'uomo, rallentando la sua vibrazione crea altri livelli di esistenza, tutti riconducibili all'Uno, ma da Esso separati nella Coscienza: lo Spirito si frantuma in mille fiammelle, che si ricoprono di "materia" via via sempre più densa, formando i piani spirituali, il causale, l'astrale e infine l’eterico e il materiale.

Scendendo di piano in piano dal livello spirituale fino al causale - dove prende vita l'idea, la forma pensiero di ciò che poi sarà generato anche nei piani sottostanti - l'energia più densa arriva ai livelli che riguardano la nostra evoluzione, dando vita ai cinque elementi (Aria, Acqua, Fuoco e Terra e Etere), da cui sul piano materiale derivano gas, liquidi e solidi che formano le nebulose, le galassie e i pianeti.

L'evoluzione inizia dunque sul piano minerale, dove cioè lo spirito è al suo massimo livello di involuzione: qui non vi è consapevolezza di Sé, ma solo l'esperienza dell'esistere. In questo passaggio, che ha una durata lunghissima, di secoli, l'anima è collettiva: non vi è cioè un'anima per ogni minerale, ogni pietra, ogni granello di sabbia, ma una per ogni pianura, ogni montagna, ogni deserto.

Nel regno vegetale l'anima, che è ancora collettiva, fa esperienza sul piano delle emozioni. Le piante non solo hanno una memoria, ma riconoscono le persone e soffrono, gioiscono, provano paura tanto da svenire e trasmettono a distanza delle informazioni. Nel regno animale, in molte specie l'anima è ancora collettiva: ve ne è una per uno sciame d'api, una per un formicaio, uno stormo di uccelli, un gruppo di gazzelle.

Negli animali più evoluti - come in quelli domestici, o anche in certe scimmie e nel delfino - l'anima diventa individuale. Ecco che oltre a sensazioni, emozioni, memoria, si manifesta qui anche una capacità affettiva e un'intelligenza primitiva: a questo stadio l'animale è in grado di comprendere il linguaggio e di eseguire gli ordini. In casi straordinari va oltre: vi è una scimmia studiata dagli etologi americani, il bonobo, capace di eseguire facili operazioni al computer e di fabbricarsi utensili ed armi.

Alla fine dell'evoluzione nell'ambito del regno animale, l'anima si incarna in un essere umano; anche qui il confine tra l'una e l'altra condizione è probabilmente molto labile: il passaggio da un regno all'altro non è repentino, ma avviene attraverso individui poco differenziati tra loro.

(Continua)

FONTE. NONSOLOANIMA.TV