Una Fiaba...

 

C’era una volta una giovane sirena che amava le profondità dell’oceano in cui era sempre vissuta.

Le avevano dato il nome Azzurra per il particolare colore delle sue pinne che erano particolarmente luminose e brillanti, distinguibili anche nella più profonda oscurità. La si riconosceva sempre, anche da lontano, per il luccichio del suo corpicino.

Azzurra ,fin da piccolina, era molto curiosa . Aveva sempre coltivato il desiderio segreto di scoprire tutti i misteri dell’oceano nel quale era nata e cresciuta, e che le erano stati sempre raccontati.

Conosceva soltanto poche specie di piccoli pesci appartenenti al suo mondo protetto.

Suo padre Nettuno per difenderla dai pericoli dell’oceano, la fermava e la tratteneva ogni volta che la giovane sirena fremeva dall’impazienza di andarsene in giro per conoscere tutto del suo mondo, il suo elemento, il mare.

Azzurra ascoltava estasiata i racconti della vita dei pesci migratori che conosceva così poco. La affascinavano le anguille che quando raggiungevano la maturità, migravano velocemente e intraprendevano un lunghissimo viaggio per raggiungere il mar dei Sargassi, dove si riproducevano. Anche i salmoni, diventati adulti , attraversavano le acque dell’oceano Atlantico e risalivano i fiumi dell’Europa e dell’ America settentrionale fino alla sorgente, soltanto per deporre le uova, superando molti ostacoli e facendo salti fino a tre metri.

La giovane sirena era molto attratta dai racconti sui delfini che vivevano in mare aperto, nuotavano velocemente , saltando spesso fuori dalla superficie dell’acqua. Erano il suo mito. I delfini incarnavano quell’ideale di libertà che la piccola sirena aveva sempre sognato. Tutto di loro la affascinava: ascoltava ,incantata, le descrizioni delle loro acrobazie, del loro singolare modo di comunicare con gli ultrasuoni, per orientarsi e per chiamarsi tra di loro; si sorprendeva nel sentire parlare della loro socievolezza e giocosità, perfino con gli uomini ,che spesso li tenevano prigionieri negli acquari enormi per addestrarli , o per farli esibire negli spettacoli per i bambini. Aveva sentito dire che i delfini avevano delle doti particolari di guarigione , per questo venivano tanto utilizzati dagli uomini , per essere aiutati a guarire da alcune malattie. Azzurra vedeva in loro il simbolo dell’amore.

La giovane sirena era incuriosita anche dalla vita delle maestose e solenni balene. Anche loro, migravano seguendo le grandi correnti oceaniche da un continente all’altro e partorivano i loro piccoli dopo dieci mesi. Se ne andavano in giro per gli oceani smisurati con i loro balenotteri, educandoli alla vita e insegnando loro come provvedere a se stessi.

Azzurra ascoltava ,estasiata, tutti questi racconti; sempre più ansiosa di incontrare queste creature meravigliose e di scoprire tutte le meraviglie dell’oceano tropicale in cui viveva. Fremeva per andare a cercare i tesori nascosti nelle profondità lontane ed inaccessibili.

Le sue sorelle, più grandi di lei, erano andate ad esplorare abissi lontani ed erano anche salite in superficie . Le avevano anche raccontato che molte spesso, per il loro spirito avventuroso, avevano rischiato di morire a causa del cambiamento di elemento.

Le ricordavano sempre che le sirene non possono vivere a lungo fuori dall’acqua, né restare troppo tempo in superficie, tantomeno sulla terra che non è il loro elemento.

Le descrivevano le meraviglie esistenti negli altri abissi. Nei loro viaggi avevano incontrato tutte le più rare specie di pesci, conoscevano tutte le varietà di conchiglie e di coralli. Le parlavano anche delle lotte violente e sanguinose tra specie più aggressive, come gli squali e la mettevano sempre in guardia dall’uomo, dal suo fascino e dal pericolo che avrebbe corso se le fosse capitato, un giorno, nella vita , di incontrarne uno.

“Azzurra – le dicevano- diffida sempre di loro. Gli uomini hanno una natura egoista e predatrice. Non conoscono l’essenza e la profondità dell’amore esistente nelle nostre dimensioni. Delle nostre profondità oceaniche hanno paura, non ne rispettano la vita e molti di loro uccidono tutto ciò che è bello. Guardati da loro, dolce sorellina, ricordati che gli uomini sono interessati solo al possesso delle cose ,della natura e delle persone viventi.”

Ma la giovane sirena aveva un’animo buono, non conosceva che cos’era la cattiveria , l’egoismo, tantomeno il possesso.

Avrebbe voluto che le sue sorelle le spiegassero meglio, con degli esempi più facili , alla sua portata, ma da loro si sentiva rispondere sempre: “sei ancora piccola, avrai tempo di crescere, di esplorare e di imparare, sii paziente, non avere fretta ma guardati dall’esplorare da sola , soprattutto scappa dall’uomo e dal suo amore interessato”.

Ma l’intrepida Azzurra aveva un carattere temerario ed era sempre più desiderosa di partire all’avventura; voleva assolutamente scoprire gli altri mondi diversi dal suo ,molto protetto.

Cominciò ad esplorare ,da sola, i dintorni più vicini al suo mondo e vi incontrò soltanto un tipo di pesci più comuni e poco interessanti, tra l’altro erano molto pigri e sedentari ; le sogliole se ne stavano spesso nascoste sotto la sabbia, i saraghi sempre abbarbicati ai fondali rocciosi ; gli intelligentissimi polipi vivevano come eremiti sdegnosi, al riparo delle rocce e delle grotte dalle quali non uscivano quasi mai, non volevano essere infastiditi e ,se qualcuno osava importunarli, gli spruzzavano contro il loro liquido nero, o l’aggredivano con i loro tentacoli. Gli altri pesci calamari, seppie e moscardini ,di solito, non uscivano dalle loro tane se non per il minimo indispensabile, per procurarsi il cibo e sgranchirsi un po’ e il resto del loro tempo lo passavano a dormire.

La giovane sirena tentò di stimolarli alla vita attiva, ma non ci fu verso di interessarli e da loro non ottenne le risposte che cercava, Anzi, ad ogni sua domanda, i pesci, sempre assonnati, le rispondevano a fatica : “ Piccola sirena ma che cosa cerchi? Un tesoro? Noi non lo abbiamo mai visto, non sappiamo neppure della sua esistenza” e sbadigliando la liquidavano in fretta ,dicendole: ”Qua comunque non c’è nessun tesoro nascosto, o se c’è, non abbiamo nessuna voglia di cercarlo. Ci basta quello che abbiamo. Tornatene a casa. Siamo stanchi ..lasciaci dormire” .

Azzurra fu molto delusa dal loro comportamento, capì che da loro non avrebbe imparato nulla e li lasciò al loro sonno.

La volta successiva, sempre in gran segreto, per non essere scoperta dal padre e dalle sue sorelle, si avventurò un po’ più lontano e vi trovò un’altra specie di pesci, tutto l’opposto di quelli incontrati la prima volta.

Questi pesci si spostavano in mare aperto e sempre in branchi numerosi : sardine, acciughe e altri piccolissimi pesci molto vari e colorati, dal movimento tanto rapido che Azzurra non faceva neppure a tempo a fermarne uno, che l’aveva già perso. Ne seguiva un altro e non appena faceva la mossa di aprire la bocca per parlargli, anche questo s’era già dileguato. Solo una sardina ,iperattiva che correva come un pazza, fu disposta ad ascoltarla ma la giovane sirena dovette correrle dietro e, senza fiato, le pose la domanda “ Scusami tanto, sardina, tu che vai sempre in giro, conosci per caso la strada per il tesoro nascosto nel profondo oceano? ”. Sempre di corsa , la sardina le rispose “Di quale tesoro parli? Ti pare che se esistesse davvero, noi correremmo dalla mattina alla sera per lavorare sempre? Ho troppe cose da fare per fermarmi a parlare con te. Tornatene a casa, giovane sirena. Lasciaci lavorare, che non abbiamo tempo da perdere con  te.”

La sirena, delusa, se ne tornò a casa e capì che anche da quei pesci troppo attivi che non avevano mai tempo per sedersi un attimo a parlare, o per ascoltare , non avrebbe imparato niente.

La strada per il tesoro nascosto la doveva cercare da sola e una volta che l’avesse trovata, l’avrebbe indicata agli altri pesci, così avrebbero trovato un giusto equilibrio: quelli che lavoravano troppo si sarebbero volentieri fermati per contemplarlo e quelli che dormivano troppo si sarebbero risvegliati, attratti dalla novità e avrebbero camminato oltre la loro grotta.

Azzurra cominciò ad avventurarsi sempre più lontano, incontrò tutte le specie di pesci migratori ma anche loro erano interessati solo al loro viaggio personale, ed erano perfino gelosi di dividere le loro esperienze. La sirena capì che concepivano la vita solo come un faticoso dovere da compiere. Le velocissime anguille erano molto sfuggenti ed evitavano di rispondere ai suoi quesiti problematici.

Fu molto contenta di incontrare i socievolissimi delfini che vivevano gioiosi e in libertà ,da loro imparò tanto. I delfini le insegnarono i valori dell’amore, della fratellanza , della solidarietà verso tutte le creature dell’universo, uomini compresi.

Dissero alla sirena che era inutile che se ne andasse in giro, a cercare il tesoro nascosto. Erano certi che la sirena già l’avesse trovato e non lo sapesse ancora. “Cerca nel tuo cuore. Là troverai i tesori più belli. ” le ricordarono ancora una volta, abbracciandola festosi e saltando fuori dall’acqua, per salutare una imbarcazione di passaggio, scortata dai gabbiani.

Azzurra ridiscese nelle profondità che esplorò con grande attenzione, scoprendo altre meraviglie celate nei fondali oceanici. Le si rivelarono i misteri del creato; scoprì la bellezza, la perfezione e l’armonia contenuta in ogni cosa che guardasse, nelle conchiglie, nei coralli multiformi e colorati, in ogni specie di pesci.

Sempre più, la sirena sentiva salire dal suo cuore un sentimento di riconoscenza e di gratitudine per il miracolo della vita che vedeva in ogni cosa e si sentì immensamente felice.

All’improvviso, attirò l’ attenzione di Azzurra, una roccia particolare che le si parò davanti in tutta la sua maestosità. Sembrava una roccaforte, impenetrabile dall’esterno. Curiosa com’era, la sirena si mise a guardarla con estrema attenzione, ci girò intorno, la osservò da vicino per scoprire un punto di accesso. Dopo moltissimo tempo lo trovò , una sottile e stretta fenditura lungo il lato dalla quale, assottigliandosi come un’alice, Azzurra scivolò all’interno della roccia. Uno spettacolo sorprendente era lì ad attenderla…vide che la roccia dura e impenetrabile all’esterno , al suo interno risplendeva di tutti i colori dell’arcobaleno che si riflettevano sulla morbida sabbia mai prima d’allora sfiorata; una luce bellissima che proveniva da uno squarcio della roccia illuminava le profondità abissali , lasciando intravedere il cielo. Azzurra fu rapita da quella visione e si sentì contemporaneamente immersa in un oceano  composto di più elementi insieme.

Scoprì poi una grande ostrica, morbidamente adagiata sulla sabbia liscia del fondale ,nascosta in una insenatura nella roccia. La sirena si mise ad osservarne la forma, il colore, la sfiorò con le mani per sentire la ruvidezza e ,in quell’attimo, l’ostrica dischiuse le sue valve, lentamente per regalare ad Azzurra un altro spettacolo che la lasciò senza fiato…. Azzurra contemplava la perla perfetta dal colore bianco brillante, sulla quale si rifrangevano i colori dell’arcobaleno della roccia che si mischiavano ai raggi luminosi del sole che splendeva tanto forte nel cielo, da illuminare anche gli abissi più scuri.

La sirena si sentì quasi mancare di fronte a tanta bellezza. Si adagiò sulla sabbia, sistemando accuratamente la sua coda azzurra a scaglie luccicanti , e si mise a contemplare quello spettacolo. Era così rapita dal mistero contenuto in quella perla che non riusciva a distogliere un attimo gli occhi. Azzurra entrò in una nuova dimensione, si sentiva galleggiare pur stando ferma, vedeva i colori riflessi dalla perla anche se teneva gli occhi chiusi, percepiva ogni più piccolo suono, ogni vibrazione intorno a lei e si smarrì . Credette di sognare ed aprì gli occhi ma la perla era ancora davanti a lei. Stette in quello stato di benessere completo, per chissà quanto tempo, poi quando aprì gli occhi completamente ,sul punto di muoversi, ebbe una folgorazione. Pensò ai delfini, si ricordò del loro messaggio “Cerca nel tuo cuore” e solo allora tutto le apparve chiaro: capì che aveva trovato il tesoro. Il tesoro tanto cercato era nascosto nel suo  cuore, come la splendida perla nella sua ostrica. Il suo lungo viaggio di ricerca era finito.

Azzurra esclamò ad alta voce :”Perché non l’ho capito prima? Ho sprecato tanto tempo a cercare quello che era già in me”. A un tratto sentì una voce che le rispose “ Per ogni cosa c’è il suo tempo” si girò e vide un enorme pesce dietro di lei . “Sono il guardiano del tempio sottomarino.” le disse il pesce solennemente “ Quella che vedi, davanti a te, giovane sirena, è la perla molto rara della saggezza. La scoprono in pochi. Non si concede facilmente. Si mostra solo a quanti, come te, la cercano veramente ed hanno cuore puro. La tua ricerca è finita. Ora devi applicare la saggezza nella tua vita. Se mantieni il tuo cuore puro e ti apri all’amore, d’ora in poi sarà più facile”.

La sirena lo ascoltò in silenzio , ringraziò il pesce guardiano e, in quel momento, l’ostrica si richiuse, scomparvero i colori dell’arcobaleno nella grotta insieme al pesce guardiano e la sirena si trovò di nuovo sola.

Lentamente, ancora conservando quello stato di pace, Azzurra uscì dalla roccia e riprese il suo cammino verso casa.

Lungo il percorso di ritorno, comunicò la sua straordinaria scoperta a tutti i pesci che aveva incontrato prima, pensando che potessero essere interessati . Invece, scoprì con grande tristezza che nessuno di loro le credeva. Chi pensava di lei che avesse inventato quella assurda storia; chi le diceva: ”ti sarai addormentata e l’avrai sognata”; chi dubitava , come il polipo acculturato, che la sirena potesse essere andata tanto lontano per vedere l’ostrica che viveva nei mari dell’Oriente ed era molto infastidito dall’ insistenza della sirena che le disse: “Piccola bugiarda, come osi insistere nell’affermare il falso? con chi credi di avere a che fare? con un cretino? conosco meglio di te gli abissi e tutto ciò che in essi vive. Continuando a dirmi che hai scoperto la rarissima perla, addirittura della saggezza, oltraggi la mia intelligenza”. Si offese così tanto che, senza neanche salutarla, le girò le spalle e se ne ritornò  sdegnato nella sua tana.

Azzurra non credeva a quello che le stava accadendo; nessuno, ma proprio nessuno di quei pesci le credeva e sembrava interessato alla sua scoperta.

Provò una tale sofferenza che scoppiò a piangere. Rimpianse i gioiosi delfini con i quali era stata così bene e dai quali aveva imparato tanto.

Tornata a casa ,la giovane sirena raccontò la sua straordinaria esperienza alle sorelle che, ovviamente, non le credettero e la rimproverarono aspramente per essersi allontanata tanto.

Azzurra si sentiva sempre più sola, emarginata nel suo stesso mondo, perfino dai suoi stessi familiari.

Provava serenità e pace solo quando rievocava con la mente le sensazioni vissute all’interno del tempio sottomarino.

Trascorsero molti anni …Azzurra, ormai diventata grande, era sempre triste e solitaria, non girava più e non aveva nessun amico con cui confidarsi.

Un giorno sentì prepotente il bisogno di salire in superficie, scoprendo la terra e le rocce imponenti che salivano maestose dal mare e ammirò le lunghe distese di sabbia, circondate da alberi altissimi.

Raggiunse il punto più vicino possibile alla terra per osservarla meglio e si adagiò su uno scoglio fino a quando non le mancò il respiro e fu costretta a ritornare nel suo elemento.

La sirena si allenò nei giorni successivi a resistere fuori dall’acqua e notò la presenza di un uomo che se ne stava ,tutto solo, a fissare il mare . Le sembrò pensieroso e triste, lo sentì simile a sé e provò per quell’uomo una strana sensazione . Si ricordò dell’avvertimento datole dalle sue sorelle ed evitò di avvicinarsi troppo.

La sirena sentiva sempre più forte una potente attrazione che la spingeva a risalire sempre più spesso in superficie . Un bel giorno, mentre raggiungeva il suo scoglio , vi scorse l’uomo triste, seduto ad aspettarla. Azzurra, spaventata, fece per fuggire via quando l’uomo le sorrise e con una voce gentile, le disse:” Splendida e luminosa sirena, non avere paura, non fuggire via , resta un po’ con me. Il mio nome è Sigur e vengo da molto lontano. Ho scelto di fermarmi un po’ di tempo in questo luogo perché mi comunica una profonda pace. Per me è stata già una prova molto dura superare la mia paura delle acque profonde e raggiungere questo scoglio , il tuo scoglio. L’ho fatto ,solo per vederti, per conoscerti. Sapessi da quanto tempo ti osservo. Mi attira il tuo mistero e la tua luce abbagliante. Ti prego, resta un po’ con me, fammi compagnia, sono molto solo e triste. Regalami un solo momento di gioia”.

La sirena, nel sentire queste parole, riconobbe nella sofferenza dell’uomo la sua sofferenza e non seppe resistergli.

Lo guardò a lungo negli occhi e vi lesse la sincerità; soltanto allora gli si avvicinò e gli disse:” Mi chiamo Azzurra. Appartengo al mondo magico e misterioso dell’oceano che tanto ti affascina. Vorrei fartelo conoscere e svelarti i suoi segreti perché tu possa ritrovare quella pace che cerchi tanto .”

Azzurra e Sigur ,da quel giorno, passarono molto tempo insieme. Diventarono molto amici e si raccontarono tante cose dei loro mondi così diversi e così opposti.

La sirena capì dai racconti del suo amico che gli uomini erano colpiti da una forma di solitudine certamente peggiore della sua. Non riusciva a comprendere le loro scelte di vita: si sorprendeva di come gli uomini preferissero vivere e lavorare nelle gabbie di cemento che chiamavano case , scuole o uffici; si chiedeva come riuscissero a stare così poco a contatto con la natura della loro terra così rigogliosa e bella ,senza ammalarsi , non capiva come potessero vivere lontano dal mare che pure tanto li affascinava.

Sigur le diceva di soffrire moltissimo perché si sentiva imprigionato nel suo mondo, mentre avrebbe desiderato vivere in modo completamente diverso, più libero. Si limitava ad andare sulla spiaggia, ogni volta che poteva e osservava il mare, la sua distesa d’acqua che si fondeva al cielo all’orizzonte; solo in quei momenti ritrovava quella libertà che gli era negata nella sua vita.

Azzurra gli comunicava libertà, gioia di vivere, luce e profondità e sempre più lo affascinava con il suo mistero.

Avrebbe voluto seguire la sua sirena negli abissi misteriosi ,pieni di meraviglie e scoprirli insieme a lei che amava ogni giorno un po’ di più. Ma ogni volta che Azzurra glielo proponeva, la paura di vivere l’esperienza esaltante della profondità, lo bloccava.

La giovane e bella sirena rappresentava il sogno della sua vita.

Sigur viveva di riflesso, conosceva l’oceano e i suoi misteri attraverso le parole della sirena, la luce degli abissi era negli occhi di Azzurra, occhi profondi e inquietanti .

In un tramonto di quelli da mozzafiato, proprio nel momento in cui Azzurra stava per tuffarsi nell’acqua, perché cominciava a sentirsi male per essere stata troppo tempo fuori dall’acqua, Sigur le dichiarò il suo amore con una passione che la travolse.

Sigur la trattenne e attirandola a sé le sussurrò: ”Non scappare . Resta con me almeno una notte. Regalami un sogno. La fusione con l’oceano al quale appartieni. Fammi conoscere il suo mistero.”

La baciò con tale trasporto che Azzurra perse i sensi e si ritrovò nell’acqua profonda , non sapeva nemmeno lei come…..non si ricordava più niente… non capiva più niente…vedeva solo ombre sfocate e sentiva voci lontane, sempre più lontane.

Le sue sorelle si presero cura di lei, le stettero accanto per tutto il lungo tempo necessario a farla ristabilire; le sirene conoscevano bene il male di Azzurra, avevano tentato di avvertirla, per un pelo non era morta. Ora per lei, sarebbe stato ancora più difficile di prima salire in superficie e restarvi a lungo come desiderava. Aveva osato troppo e preteso da sé stessa l’impossibile. Avrebbe dovuto rinunciare per sempre a quell’amore per lei mortale.

Ma Azzurra sfidò il suo destino ancora una volta, appena sentì che i pesci si raccontavano una strana storia :” sapete che è capitato al poveretto che stava per annegare?” .”no, raccontaci tutto” dicevano altri e i pesci cronisti riprendevano :”pare, così dicono le sardine che l’hanno visto, che un uomo si è tuffato nelle acque profonde per cercare una sirena, la chiamava come un disperato ed era come impazzito dal dolore per averla persa; pare che il poveretto abbia ingoiato tanta di quell’acqua, che quando i suoi soccorritori l’hanno tratto in salvo, disperavano di riuscire a riportarlo in vita”. Altri pesci chiedevano “ e ora come sta? Sapete che anche Azzurra è stata sul punto di morire?…deve trattarsi di un’epidemia contagiosa. E’ molto strana questa cosa!”.

Azzurra risalì in superficie per cercare Sigur ma non lo trovò né quel giorno, né i successivi. Era sempre più sfinita ed aveva sempre meno resistenza nel restare troppo tempo fuori dall’acqua. Pensava sempre con nostalgia al suo amore lontano, a Sigur che aveva corso il pericolo di morire annegato per amore; rifletteva sull’impossibilità del loro amore, sull’appartenenza ai due mondi contrapposti e incompatibili: lei che non poteva vivere troppo in superficie e fuori dall’acqua; Sigur ,invece, sarebbe morto nell’acqua profonda e lontano dalla terraferma, poteva soltanto galleggiare e nuotare in superficie.

Come avrebbero potuto vivere il loro amore senza distruggersi a vicenda? Senza che uno dei due procurasse la morte all’altro?

Azzurra risalì ancora una volta in superficie, avvicinandosi il più possibile alla spiaggia deserta, disperando di vedere Sigur. Invece ,lui era là sotto una palma, vicino ad una costruzione di legno che sembrava galleggiare sull’acqua.

Sigur, come la vide, si illuminò e le fece capire di nuotare sott’acqua verso la costruzione.

Azzurra si immerse e nuotò finchè non vide sopra di lei Sigur che la salutava correndole incontro, ma aldilà di un vetro grande quanto l’intera casa, che gli consentiva di stare sull’acqua ,senza starne dentro.

“Che strana soluzione si è inventato pur di non affrontare e superare la sua paura “ pensò la sirena “ ma se questo gli serve a salvare il nostro amore, a non allontanarci completamente, che ben venga. Non dividerò mai con lui i misteri più belli ,nascosti nelle profondità degli abissi oceanici e Sigur non scoprirà mai la perla della saggezza, né nuoterà in mare aperto con i delfini…vivrà sempre di riflesso.. non sarà la stessa cosa vivere direttamente l’esperienza e sentirla raccontare da altri; ma è un compromesso accettabile, come questo pontile di legno che mette a contatto le nostre diverse dimensioni “.

Azzurra uscì dall’acqua e trovò Sigur sul pontile che, tutto contento, le disse :”Ti piace la casa che ho costruito per noi ? Così quando ti senti male, non sarò costretto a tuffarmi con te nelle acque profonde per salvarti la vita , o rischiare di perdere la mia per venire a cercarti e sapere come stai.”

Era inutile, non avrebbe mai capito, forse non poteva, ma Azzurra l’amava e accettò questa soluzione.

Gli disse solo: “E’ molto bella e anche molto pratica . Che soluzione geniale hai trovato. Puoi ammirare anche dalla terraferma ,standotene al sicuro , una parte della vita dell’oceano. Ma io ho bisogno vitale delle profondità abissali per rigenerarmi…vorrà dire che mi dividerò tra te e l’oceano”.

Invitò i suoi amici pesci della barriera corallina a farsi un giretto più spesso sotto quella strana costruzione e ogni notte la sirena passò sotto il vetro-pavimento della casa di Sigur per illuminargli il fondali con il suo corpo brillante e fargli ammirare la bellezza di quel mondo che gli rimase sempre sconosciuto, perché visse sempre in superficie.

G.