di "Autobiografia di uno Yoghi"
di Paramahansa Yogananda

IL SANTO DELLA LEVITAZIONE

"Ieri sera in una riunione di gruppo, ho visto uno yoghi che si sollevava a vari piedi da terra e restava sospeso in aria". Il mio amico Upendra Mohun Chowdhury, così dicendo, sembrava   impressionato.
Gli risposi con un sorriso entusiasta. "Forse posso indovinare il suo nome; non era Bhaduri Mahasaya, che abita nella Upper Circular Road?"  Upendra fece cenno di si, un po' rammaricato di non darmi una notizia nuova. Il mio interesse per i Santi era ben conosciuto dai miei amici, ed essi erano sempre felici di potermi mettere su una nuova pista.      "Lo Yoghi vive tanto vicino a casa mia che vado spesso da lui". Sul viso di Upendra comparve un interessamento così vivo che gli feci un'altra confidenza.
"Gli ho visto fare degli esperimenti notevoli; egli è completamente padrone dei vari pranayama.
(Nota: Modo di controllare la forza vitale (prana) mediante la regolazione del respiro. Il pranayama Bhastrika (Mantice) rende la mente ferma. Fine nota)
contenuti negli antichi otto metodi Yoga descritti da Patanjiali (Nota: Il più grande antico esponente dello Yoga. Fine nota).
Una volta Bhaduri Mahasaya compì dinanzi a me il Bhastrika Pranayama con forza così stupefacente, da sembrare che una vera tempesta si fosse scatenata
nella stanza! Poi frenò il tuonante respiro e rimase immobile, immerso in un altissimo stato di supercoscienza  (Nota: Il professor Jules Bois della Sorbona disse nel 1928 che psicologi francesi avevano studiato e riconosciuto in pieno la supercoscienza la quale, nella sua grandiosa entità, "è precisamente il contrario del subcosciente di Freud, e racchiude quelle facoltà che rendono l'uomo veramente uomo e non solamente un super-animale".
Lo scienziato francese spiegò che il risveglio della coscienza superiore "non deve essere confuso col couèismo né con l'ipnotismo. L'esistenza di una mente supercosciente è stata da lungo tempo riconosciuta dalla filosofia, poiché in realtà è la Super-Anima di cui parla Emerson; ma solo recentemente le si è dato un riconoscimento scientifico". In "The Over-Soul" (la Super-Anima), Emerson scrisse:
"L'uomo è la facciata di un tempio in cui risiede tutta la saggezza e tutto il bene. Ciò che comunemente chiamiamo uomo, l'uomo che mangia, beve, pianta, fa di conto, non rappresenta così come lo conosciamo, se stesso, ma distorce la propria immagine. Noi non rispettiamo lui; ma l'anima di cui egli è l'organo, ci farebbe piegare il ginocchio in venerazione se la lasciasse apparire attraverso le sue azioni... Con una parte del nostro essere noi siamo aperti alle profondità della natura
spirituale, a tutti gli attributi di Dio".
L'aura di pace che sopravvenne, dopo la tempesta era così vivida da restare davvero indimenticabile".
"Ho inteso dire che il Santo non esce mai di casa". Il tono di Upendra era piuttosto incredulo.
"E' proprio vero!  E' vissuto in casa durante gli ultimi venti anni.
Nel periodo delle sante feste rallenta un poco il rigore della regola che si è imposta e si reca fino al marciapiede di fronte. Là si raccolgono i poveri, perché il Santo Bhaduri è
conosciuto per il suo buon cuore".
"Come mai può restare sospeso in aria, sfidando la legge di gravità?".
"Il corpo di uno yoghi perde la sua densità dopo aver praticato certi particolari pranayama.
Allora può levitare o saltare come una rana. Si conoscono perfino dei santi che non praticarono uno yoga vero e proprio, eppure conobbero la levitazione durante stati di intenso rapimento in Dio".
"Mi piacerebbe sapere qualcosa di più su quel Saggio. Vai la sera alle sue riunioni?". Gli occhi di Upendra brillavano di curiosità.
 "Si, ci vado spesso; mi piace molto l'umorismo che pervade la sua saggezza. A volte le mie prolungate risate turbano la solennità delle sue riunioni. Il Santo non se ne dispiace, ma i suoi discepoli mi fulminano con lo sguardo".
Quel pomeriggio tornando a casa da scuola, passai dinanzi al chiostro di Bhaduri Mahasaya e decisi di fargli una visita. Lo Yoghi era in generale inaccessibile al pubblico. Un solitario discepolo abitante al piano terreno vigilava sulla solitudine del Maestro. Questo studente era un po' pignolo sulle formalità. Mi chiese se avevo "appuntamento"; ma il suo Guru in quel momento comparve, risparmiandomi un'espulsione sommaria.
"Lascia che Mukunda venga quando vuole". Gli occhi del vecchio Saggio ammiccavano. "La mia regola d'isolamento non è per la comodità mia, ma per quella degli altri. La gente del mondo non ama la schiettezza che disperde le loro illusioni. I santi non sono solo rari, ma sconcertanti. Perfino nelle sante Scritture, a volte, ci mettono in imbarazzo".
Seguii Bhaduri Mahasaya nelle sue austere stanze all'ultimo piano, da cui si muoveva raramente.
I Maestri spesso ignorano il panorama degli eventi del mondo, che si mantengono sfocati ai loro occhi finché non sono centrati nei secoli. I contemporanei di un saggio non sono soltanto quelli del limitato presente.
"Maharishi, siete il primo yoghi ch'io conosca che sta sempre in casa" (nota: Maharishi =
Grande saggio. Fine nota).
"Dio pianta a volte i suoi santi in terreni imprevisti, affinché non pensiamo di poter costringere Dio entro una regola".  Il Santo raccolse il suo corpo vibrante nella posizione del Loto.
Malgrado i suoi settant'anni, egli non mostrava spiacevoli segni di vecchiaia né di vita sedentaria.
Robusto e diritto, era una figura ideale sotto ogni riguardo. Il suo viso era quello di un rishi, quale vien descritto negli antichi testi. Nobile testa, barba folta, sedeva sempre ben
eretto mentre i suoi calmi occhi fissavano l'onnipresente.
Il Santo ed io entrammo nello stato beato della meditazione. Dopo un'ora la sua voce gentile mi destò:
"Spesso ti sprofondi nel silenzio, ma hai sviluppato in te l'anubhava"? Il Santo mi ricordava che si deve amare Dio più della meditazione. "Non confondere la tecnica con la Mèta".
Mi offrì dei frutti di mango. Con quella vena umoristica che io trovavo così deliziosa nel suo carattere serio, osservò: "La gente in genere ama più il Jala Yoga (unione con gli alimenti)
che il Dhyna Yoga (unione con Dio)".
La sua battuta yoga provocò in me un tumulto di risa.  Il suo viso era sempre serio, eppure sfiorato da un estatico sorriso. I suoi grandi occhi di loto celavano un riso divino.  "Quelle lettere giungono dalla lontana America". Il Saggio m'indicò molte grosse buste che giacevano sulla tavola. "Sono in corrispondenza con alcune società i cui membri s'interessano allo yoga. Stanno scoprendo un'altra volta l'India, ma con un miglior senso d'orientamento di quello che aveva Colombo! Sono lieto di aiutarli. La conoscenza dello yoga come la luce del giorno, è offerta liberamente a tutti coloro che sono pronti a riceverla.
"Quello che i rishi consideravano indispensabile per l'umana salvezza non ha bisogno d'essere diluito per l'Occidente, poiché nell'anima, nonostante la diversità delle apparenze esteriori, Oriente e Occidente sono eguali e non potranno prosperare se non seguono una qualsiasi forma di disciplina yoga".
Il Santo mi fissava con occhi tranquilli. Non mi accorsi che il suo discorso era una velata guida profetica; solo adesso, mentre trascrivo queste parole, comprendo appieno il significato delle allusioni casuali con le quali egli spesso mi ripeteva che un giorno avrei portato in America gli insegnamenti dell'India.
"Maharishi, vorrei che scriveste un libro sullo yoga, per il bene del mondo".  "Io ammaestro discepoli. Essi e la discendenza dei loro allievi saranno libri viventi,
inattaccabili dalle naturali disintegrazioni provocate dal tempo e dalle elaborate interpretazioni dei critici". Alle sue spiritose parole scoppiai un'altra volta in una risata.
Rimasi solo con lo Yoghi fino a sera, quando giunsero i suoi discepoli. Bhaduri Mahasaya iniziò uno dei suoi inimitabili discorsi. Come una pacifica marea, egli spazzò via i detriti mentali dei suoi ascoltatori, trasportandoli verso Dio. Le sue singolari parabole erano dette in perfetto bengali.
Quella sera Bhaduri Mahasaya espose vari argomenti filosofici in rapporto alla vita di Mirabai, una principessa medievale Rajputani che abbandonò la vita di corte per cercare la compagnia dei sadhu. Un grande sannyasi rifiutò di riceverla, perché ella era una donna; ma la sua risposta glielo condusse umilmente ai piedi: 
- Dite al Maestro che non sapevo che vi fossero altri Maschi nell'Universo fuorché Dio; non siamo tutti femmine dinanzi a Lui? (Un concetto di Dio che si trova nelle Scritture, nelle quali Egli viene designato quale Unico Principio Positivo Creativo, non essendo la Sua
creazione altro che una maya passiva) (Nota: "Dio solo è vita; tutte le Sue creature devono tendere al ritorno in Lui.
Man mano che un essere umano impara a manifestare le virtù 'femminili': umiltà,  altruismo,
devozione e amore incondizionato, guadagna la sua vita inoltrandosi sempre più vicino al cuore dell'Amante Eterno. 'Chiunque s'innalza sarà abbassato e chiunque si abbassa sarà innalzato" (Luca, 14,11). Fine nota).
Mirabai compose molte ispirate canzoni, che ancor oggi in India vengono tenute in gran conto.
Ne traduco qui una:
'Se facendo il bagno ogni giorno si potesse essere in Dio, vorrei essere una balena nel profondo mare;
Se mangiando frutta e radici si potesse conoscerLo, felice io sceglierei la forma di una capra.
Se contando i grani del rosario si potesse scoprirLo, direi le mie orazioni su rosari immensi.
Se inchinandosi alle immagini di pietra si potesse svelarLo, adorerei umilmente una montagna pietrosa.
Se bevendo latte si potesse assorbire il Signore, molti vitelli e molti bimbi Lo conoscerebbero.
Se l'abbandonare la propria donna chiamasse il Signore, migliaia di uomini diverrebbero eunuchi.
Mirabai sa che per trovare il Divino l'unica cosa indispensabile è l'Amore.'
Molti allievi misero delle rupie nelle pantofole di Bhaduri posate al suo fianco, mentre egli era seduto nella posizione yoga. Questa offerta rispettosa, abituale in India, vuole indicare
che il discepolo mette ai piedi del Guru i suoi beni materiali. Gli amici riconoscenti non sono altro che il Signore travestito che vigila sul suo gregge.
"Maestro, siete meraviglioso!". Un allievo, prendendo congedo, guardava con ardore il Santo venerabile. "Avete rinunciato alla ricchezza e al benessere per cercare Dio e insegnarci la saggezza".
Ben si sapeva che Bhaduri Mahasaya aveva abbandonato una grande ricchezza ancora fanciullo quando, fisso in un unico pensiero, aveva intrapreso il sentiero yoga.
"Voi invertite la situazione!". Il viso del Santo esprimeva un mite rimprovero. "Ho lasciato poche miserabili rupie, qualche minuscolo piacere, per un impero cosmico di felicità infinita.
Come, dunque, mi sarei negato qualche cosa? Io conosco la gioia di dividere con gli altri la mia ricchezza: è questo dunque un sacrificio? Coloro che vivono nel mondo e che hanno la vista corta sono i veri rinuncianti! Essi cedono un impareggiabile bene divino per una misera manciata di balocchi terreni!".
Risi a questo paradossale modo di considerare la rinuncia: un modo che mette il cappuccio di Creso su ogni santo mendicante e trasforma tutti gli orgogliosi milionari in martiri inconsapevoli.
"L'ordinamento divino dispone per il nostro futuro più saggiamente di qualsiasi società d'assicurazioni". Le ultime parole del Maestro erano il credo sperimentato della sua fede. "Il mondo è pieno di inquieti e malsicuri credenti nella sicurezza esteriore. I loro amati pensieri sono come cicatrici sulle loro fronti. Colui che ci diede l'aria e il latte fin dal nostro primo respiro, sa come provvedere giorno per giorno ai suoi fedeli".
Continuai il mio pellegrinaggio alla porta del Santo ogni giorno dopo la scuola. Con silenzioso zelo egli m'aiutò a conseguire l'anubhava. Ma un giorno se ne andò ad abitare in via Ram Mohan Roy, lontano dalla mia casa. I suoi discepoli gli avevano costruito un nuovo eremitaggio, noto sotto il nome di "Nagendra Math".
Sebbene quanto dirò anticipi di qualche anno il mio racconto cito qui le ultime parole che mi disse Bhaduri Mahasaya. Poco prima di imbarcarmi per l'Occidente andai a trovarlo e umilmente m'inginocchiai dinanzi a lui per ottenere la sua benedizione d'addio:
"Figlio, va' in America. Ti sia scudo la dignità dell'antica India. La vittoria è scritta sulla tua fronte. Il nobile popolo lontano ti accoglierà degnamente".
 (Nota: Nagendra Math = Il nome completo del Santo era Nagendranath Bhaduri. Un math, è strettamente parlando, un monastero, ma il termine viene spesso
applicato anche a un ashram o eremitaggio. Fra i numerosi santi cristiani che furono visti in levitazione, vogliamo nominare sant'Agnese da Montepulciano (m. nel 1317), santa Caterina da Siena (m. nel 1380), santa Teresa d'Avila (m. nel 1582), san Giuseppe da Copertino (m. nel 1633). Il mantello di sant'Agnese, quando ridiscendeva sulla terra dopo la levitazione, era spesso ricoperto da una manna simile a neve. San Giuseppe da Copertino, le cui gesta furono ampiamente documentate da testimoni oculari, andava soggetto a una terrena assenza di spirito che era in realtà una concentrazione nella memoria divina. I suoi confratelli non potevano permettergli di servire alla mensa comune, per paura ch'egli ascendesse al soffitto con tutte le stoviglie. Questo Santo era infatti singolarmente disadatto alle mansioni terrene a causa della sua incapacità di rimanere a lungo sulla terra! Spesso, la vista di una statua sacra era sufficiente a innalzare san Giuseppe in un volo perpendicolare, i due santi quello di carne e ossa e quello di pietra, si vedevano allora circolare insieme nell'aria.  Teresa d'Avila, la santa dalla grande elevazione d'anima, trovava l'elevazione fisica assai sconcertante. Oberata da gravi responsabilità organizzative, ella tentava invano di sottrarsi alle sue "inalzanti" esperienze. "Ma, - ella scriveva - nessuna precauzione è efficace quando Nostro Signore vuole altrimenti". Il corpo di santa Teresa, che giace in una chiesa ad Alba, in Spagna, è rimasto incorrotto per ben quattro secoli ed emana un
profumo di fiori. In quel luogo avvennero innumerevoli miracoli. Fine nota).